Francesco Fiorentino

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Ricevette i primi insegnamenti in ambito familiare e, all’età di 14 anni, entrò nel seminario di Nicastro. Nel 1852, appena diciottenne, si trasferì a Catanzaro per studiare le discipline giuridiche, conseguendo l’abilitazione alla pratica forense ed iscrivendosi all’Albo dei procuratori della Curia catanzarese. Il suo futuro, però, non era nelle aule di giustizia e, ben presto, preferì dedicarsi ad insegnare privatamente lettere e filosofia. Nelle biblioteche dei Frati Cappuccini lesse e tradusse testi che altrove non si trovavano e, tra i banchi del liceo degli Scolopi, dialogò con passione di lettere, di filosofia e dell’Italia con professori e studenti. Colto da ardore patriottico, nel 1860 si arruolò tra i volontari del generale Francesco Stocco e prese parte ai fatti d’arme di Soveria Mannelli. La sua fame di studioso e valente professore, però, aveva nel frattempo valicato i confini regionali e, in quello stesso anno, ebbe la prima nomina di insegnamento al Liceo di Spoleto, cui seguì la cattedra di Storia della Filosofia nell’Università di Bologna, quindi Filosofia della Storia in quella di Napoli, Filosofia teoretica nell’ateneo di Pisa e poi di nuovo a Napoli. Alla sua già imponente mole di opere di alto valore scientifico, stava per aggiungere il monumentale lavoro sul “Risorgimento filosofico del quattrocento” (edito postumo) quando una furiosa recrudescenza del colera, che lo affliggeva da qualche tempo, lo stroncò.  

Monumento a Francesco Fiorentino: Francesco Jerace (Polistena 1853-1856). Inaugurato il 17 febbraio del 1889, esso rappresenta il simulacro di fede del grande filosofo calabrese. Il busto di Fiorentino, con larghe spalle e testa chiomata, poggia su una grandiosa e classicheggiante stele di granito sul cui fronte è scolpito il profilo della Sfinge; alla base marmorea sono incisi i nomi di Pitagora, Timeo, Telesio e Galluppi. 

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