Saverio Marincola e Rachele De Nobili

PRIMO INDIZIO: “MIEI NOBILI VIAGGIATORI, ONESTI E LAVORATORI, ANDATE ALLA RICERCA DI TESORI, ARRICCHITEVI DI ANTICHI SAPERI, MA NON DORMITE SUGLI ALLORI”.

Saverio Marincola apparteneva ad un’ importante e potente famiglia patrizia, che si divide in vari rami e alla quale Carlo V aveva concesso il cavalierato.

In città c’era un’altra famiglia nobile di riferimento : quella dei De Nobili. Emanuele De Nobili – padre degli assassini del Marincola –  Gran Ciambellano del Re Giuseppe Bonaparte, il quale  fu anche ospitato  nel loro elegantissimo palazzo, fatto arredare per l’occasione con pregiatissime sete locali da Olimpia Schipani, moglie di Emanuele.

Emanuele De Nobili e Olimpia Schipani avevano quattro figli: Cesare, Domenico, Antonio e Rachele. 

Quest’ultima, proprio nel 1822, si innamorò di Saverio Marincola. L’amore era corrisposto e lo testimoniano delle lettere scambiate tra i due giovani, nelle quali si scrivono dolcissime parole d’amore.

L’amore tra i due, però, era segreto e complicato da un’antica inimicizia legata alle diverse ideologie politiche tra casate: Ignazio Marincola, padre di Saverio, nel 1799 aveva partecipato alla controrivoluzione realista pro Borbonica e fu denunciato nel 1806 da Emanuele De Nobili, che invece era giacobino, per aver saccheggiato, in un attacco compiuto dai realisti, la casa di Felice De Nobili.

I due giovani innamorati si incontravano di nascosto, lei si affacciava dal balcone che dava su Via Del Gelso Bianco e lui la aspettava lì per scambiare sguardi e poche parole, sognavano di sposarsi, speravano che le famiglie potessero porre fine ai dissapori. Invece, quando i tre fratelli vennero a conoscenza della loro relazione, spararono contro Saverio un colpo di fucile senza raggiungerlo e, due giorno dopo, il 7 novembre 1822 a Piede di Sala,  mentre il giovane si dirigeva verso la Marina, riuscirono ad ucciderlo con quattro colpi. Le indagini si indirizzarono immediatamente verso i fratelli De Nobili, che si rifugiarono alla Petrizia, la loro residenza estiva di Sellia. Cesare e Domenico furono condannati a morte, ma elusero la pena fuggendo a Corfù subito dopo l’omicidio. Antonio era minorenne, tornò in Italia per il processo e fu imprigionato per 9 anni.

Rachele De Nobili, a causa della sofferenza per la crudele perdita del suo amato, decise di ritirarsi nel Convento delle “Murate Vive”di Napoli dove trascorse tutto il resto della sua vita.

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